Author Archives: Giulia Salerno

About Giulia Salerno

Dal 2020, oltre al lavoro come Tutor, ho avuto la possibilità di unire l’amore per il mondo delle neuro atipicità con le mie passioni. Da questo sodalizio nascono Micro laboratori sull’apprendimento di Storia, Letteratura e Scienze basati sugli studi sui BES e DSA e attraverso tecniche apprese prima come studentessa e poi come coordinatrice di laboratori teatrali. Uno dei progetti si è basato sulla creazione di burattini che permettessero di ricostruire in modo visivo, ma anche pratico, materiale di studio per studenti che trovavano ostico entrare in contatto con materie storiche e letterarie. Nell’ambito scientifico è nato un progetto basato sull’apprendimento delle modalità con cui funziona il corpo umano tramite l’esperienza diretta: Attraverso la lettura del testo, l’interpretazione dei bambini delle varie componenti del corpo (Es. globuli bianchi, globuli rossi, etc…) è stato possibile attivare un tipo di memoria che ha poi permesso la stesura di mappe in maniera progressivamente sempre più autonoma.

Le regole per un metodo di studio perfetto

Dopo aver compreso che i 3 step fondamentali nello studio sono memorizzare, comprendere e apprendere, è giunto il momento di parlare di che cosa si possa insegnare, all’atto pratico, a fare ai nostri figli quando arriva il momento di studiare.

Ecco allora le 3 fasi da rispettare per ottenere un metodo di studio efficace:

  1. La Pre-Lettura: in questa fase sarà fondamentale, prima di tutto, organizzare lo spazio e predefinire i tempi che saranno necessari per concludere lo studio. Questo sarà possibile anche attraverso la capacità, da acquisire, di saper consultare in maniera rapida il testo. E questo come sarà possibile? Attraverso la lettura dei titoli e dei sottotitoli che permetteranno al bimbo di farsi un’idea degli argomenti e della complessità del testo. Questo permetterà anche, qualora ce ne fossero, di creare collegamenti con conoscenze pregresse. A questo punto potrà essergli molto utile creare un primo schema che potrà usare come scheletro nel lavoro successivo;
  2. Lettura: in questa fase sarà necessario aiutare il bambino a sottolineare i concetti più importanti ed a cercare le parole chiave. Sarà poi importante chiedergli di creare una gerarchia tra gli argomenti che andranno, infine, collegati tra loro. Nel fare questo potrebbe aver bisogno dello schema di cui abbiamo parlato nel punto precedente poiché, nel farlo, avrà già individuato delle parole chiave e ipotizzato una prima gerarchia. Insegnare allo studente ad auto-porsi delle domande lo agevolerà molto in questo compito. Sarebbe, infine, utile cercare qualche approfondimento sul tema che è stato trattato, attraverso altri volumi, ma anche in forma di video.
  3. Post-Lettura: è a questo punto che avviene la memorizzazione. Questo può essere fatto attraverso l’uso di immagini, collegamenti mentali, suoni e colori. Una volta che i vostri bimbi si sentiranno sicuri, provate a chiedergli di organizzare e di simulare una prova!

Per ottenere un buon risultato è importante ricordarsi che queste tre fasi vanno riprodotte sempre in questo ordine!

E voi? Conoscevate queste tre fasi necessarie per un metodo di studio efficace?

Alla base della capacità di Studiare

Studia!” E’ un mantra che, probabilmente, vi siete sentiti ripetere spesso in età scolare e che, a vostra volta, vi trovate a ripetere spesso ai vostri bambini. Ma sapete come si studia bene? Quali sono le competenze da raggiungere per ottenere una buona capacità nello studio?

Volendo iniziare a fare un poco di chiarezza, ecco i 3 step da cui i vostri figli dovranno passare per poter ottenere una buona capacità nello studio:

  1. Ricordare: questo permette al bambino di riprodurre le informazioni ma da solo, ovviamente, non può bastare. Memorizzare infatti non dimostra in alcun modo che l’argomento sia stato interiorizzato. Questo è anche il motivo per cui, dopo aver studiato, può essere importante chiedere al bimbo o al ragazzo di ripetere gli argomenti usando parole diverse da quelle del libro o seguendo un ordine differente ;
  2. Comprendere: questo permette allo studente di interiorizzare il significato;
  3. Apprendere: questa competenza ci permette di sfruttare, in nuovi e differenti contesti, le informazioni che abbiamo appreso in passato.

E voi? Lo sapevate?

Fare le Mappe: Compito degli Insegnanti o dell’Alunno?

Mi è capitato spesso di dover partecipare a diatribe di alunni che credevano di avere il diritto di ricevere delle mappe dai propri insegnanti. Ma ho assistito, altrettanto di frequente, a insegnanti che credevano di non dover avere competenze circa questo strumento e che produrle non spettasse a loro.

Oggi allora risponderemo a questa domanda:

Per un buon apprendimento, la mappa deve essere fatta dagli insegnanti o dagli alunni?

La risposta potrebbe sorprendervi, ma la cosa migliore sarebbe: “Da entrambi“.

La capacità di insegnare e quella di studiare sono, infatti, fortemente interconnesse tra loro. Se è vero che una buona mappa, utile allo studente, dovrebbe essere fatta da lui in modo che sia a suo dosso, è altrettanto vero che la strada per apprendere un metodo di studio passa anche per l’imitazione. Un’insegnante dunque che prepara delle mappe per la classe, che aiuta gli studenti a fare, in gruppo, degli elaborati, starà insegnando loro la strada per una sempre maggiore autonomia!

Inoltre, e non è cosa da poco, un insegnante consapevole del percorso necessario all’elaborazione di uno schema o di una mappa è un insegnante che avrà maggiori strumenti per indirizzare e consigliare gli studenti che, per varie ragioni, hanno il diritto di tenerle con loro durante interrogazioni e verifiche.

E voi? Cosa ne pensate?

Cos’è una Mappa Mentale?

Tra gli strumenti più utili, la Mappa Mentale non ricopre ancora il ruolo che meriterebbe nel panorama culturale e sono ancora in pochi a sapere di che cosa si tratti.

Vediamo quindi di fare un poco di chiarezza.

Come suggerisce il nome, le Mappe Mentali sono più connesse ai pensieri rispetto che ai concetti. Il suo nome deriva dall’intenzione di creare una Mappa che segua il modo di esprimersi della nostra mente che, come sappiamo, ragiona per immagini, associazioni, suoni e colori. Il processo di elaborazione prevede un coinvolgimento creativo ed emotivo, rispettando così il linguaggio del nostro intelletto.

Ma quali sono le caratteristiche di una buona Mappa Mentale?

  1. Procede per associazioni;
  2. Forma simile a quella del neurone;
  3. Ha una struttura a raggiera;
  4. Contiene immagini;
  5. Contiene colori;
  6. E’ basata sulla meta-cognizione.

E voi? Conoscevate le Mappe Mentali? Ne avete mai fatta una?

Cos’è una Mappa Concettuale?

Ne avrete sentito parlare spesso ma potreste non avere ancora le idee molto chiare al riguardo. Ecco allora una breve, ma esaustiva, spiegazione di che cosa sia una Mappa Concettuale.

La Mappa Concettuale è uno strumento utile per analizzare e scomporre argomenti di ogni genere: dalle materie umanistiche a quelle scientifiche. Ricopre quindi un ruolo semplificativo, rendendo i nodi del discorso e i loro collegamenti più evidenti. Lo fa attraverso l’individuazione di parole chiave e la stesura di connessioni tra queste. Tutto ciò la rende particolarmente utile per la comprensione ma poco efficace nel sostegno alla memorizzazione.

Ha una struttura precisa:

  1. In posizione centrale, in alto, scriveremo l’argomento principale che dovremo approfondire;
  2. Freccia che tende al basso;
  3. Sulle frecce vanno inserite delle parole che ricopriranno il ruolo di ponte tra i nodi. Solitamente si tratta di verbi, ma dipende dalla necessità della mappa;
  4. Ogni freccia collega verso un altro nodo centrale;
  5. Seguendo l’ordine e la direzione delle frecce, i nodi dovrebbero essere scritti in modo da poter essere letti come frasi di senso compiuto;
  6. Prive di immagini;
  7. Hanno una struttura che può avere vaie forme (a raggiera, ad albero, radiale, etc…).

Dopo questa spiegazione, è più chiaro che cosa sia una mappa concettuale?

Cos’è uno Schema?

Ne avrete sentito parlare spesso ma potreste non avere ancora le idee molto chiare al riguardo. Ecco allora una breve, ma esaustiva, spiegazione di che cosa sia uno Schema.

Lo schema è una rappresentazione semplificata attraverso cui si cerca di ordinare le informazioni più importanti che andranno apprese, cercando di mediare tra due flussi: quello dei concetti e quello dei pensieri. Proprio per questo non segue una struttura rigida e non ha uno scheletro preimpostato da cui partire e ha una sintassi libera. Possono, inoltre, servire per seguire il filo logico del discorso evitando così di perdere dei passaggi necessari.

Gli schemi tendono a non necessitare di elaborazione per essere svolti e hanno, come rischio, quello di non riuscire, nella rilettura, a decodificare un passaggio che ci appariva semplice e chiaro nel momento della stesura. Inoltre lo schema ha il problema della lettura della scrittura a mano libera.

Diverso è il discorso per gli schemi a stampa.

Nei libri è facile trovarne, soprattutto nei volumi di scienze (ma non solo), immagini scarne e semplificate sia da un punto di vista grafico che di informazioni. Questo tipo di schema può rivelarsi estremamente utile per la memorizzazione ma, per quanto possa risultare anche estremamente chiarificatore, permane la difficoltà nel trasformarvi all’interno concetti che invece possono essere più complessi!

Dopo questa breve spiegazione vi è più chiaro cosa si intende per schema?

L’Importanza dei Fattori Motivazionali nello Studio

Quando si parla di competenze legate allo studiare bene, capita di frequente di sentir parlare di fattori cognitivi. I fattori cognitivi comprendono quelli strategici e quelli meta-cognitivi. Racchiudono quindi tutto quel ramo di competenze che ci consentono di gestire correttamente un testo elaborandolo e, in autonomia, creando consapevolmente dei collegamenti tra argomenti pregressi e argomenti attuali.

E questa è, obbiettivamente, una parte fondamentale per un corretto approccio allo studio.

Tuttavia sono altrettanto importanti quei fattori che potremmo definire motivazionali.

Ma in cosa ci sono utili?

Le varie forme di attenzione ci richiedono un certo sforzo. Dunque focalizzarsi su un argomento a lungo tenderà a richiedere una buona dose di energie. Questo dispendio sarà più facilmente tollerato e gestito se l’atto di studiare sarà basato su buone motivazioni personali!

Avrete notato che i vostri bambini sono più portati a concludere un compito che a loro piace o a studiare una materia che riescono facilmente a comprendere? Questa è la ragione.

Provate quindi a smettere di etichettare come pigrizia quei casi in cui i vostri figli faticano a concludere una materia che trovano ostica e iniziate invece a vedere quella situazione come la dimostrazione dell’enorme ruolo giocato dalla motivazione nei processi di apprendimento!

Ma come fare ad allenare la motivazione dei vostri bimbi?

Provate a domandare loro perché studiano. E aiutateli a trovare delle risposte che siano personalizzate rispetto alle caratteristiche, ai sogni e alle aspirazioni dei vostri figli!

Sicuramente vi daranno motivazioni estrinseche a loro. Motivazioni, cioè, esterne.

Degli esempi di motivazioni estrinseche sono:

“Voglio prendere bei voti”, “Se studio ricevo un premio”, “Se vado bene a scuola la nonna è contenta e andiamo a mangiare il gelato insieme” etc…

Provate però a far scavare loro più in profondità, dove si trovano o vanno coltivate le motivazioni intrinseche. Degli esempi di motivazioni intrinseche possono essere:

“la gioia di investire in me stessa”, “sentirmi ricco perché imparando tante cose cresco meglio”, etc…

Queste motivazioni sopraggiungono quando il bimbo\ragazzo non si sente parte integrante del processo di studio, smettendo quindi di considerarsi come elemento esterno all’apprendimento.

Avevate mai considerato che coltivare la motivazione dei vostri figli potrebbe aiutarli ad essere più sereni e a studiare meglio?

Le regole delle regole perfette

Non esiste famiglia, scuola, ambiente e società senza regole. Ma questo non vuol dire che siamo consapevoli di come regolarci quando le scegliamo o che siamo in grado di impostarle in modo che sia possibile per tutti rispettarle. Ecco allora un corollario di regole per ottenere le regole perfette che è valido per tutti ma molto utile specialmente in caso di presenza di ADHD.

Le regole devono quindi essere:

  1. chiare, in modo che il bambino possa comprenderle e non confondersi;
  2. condivise da tutti i membri della famiglia;
  3. So che questo non vi piacerà, ma per una buona riuscita le regole devono essere poche (3 o 4).
  4. Inoltre sarà bene porle attraverso l’uso di frasi positive e che contengono informazioni chiare (punto 1) sul comportamento da mettere in atto;
  5. Non impostarle tramite divieti.
  6. per essere sicuri che vengano messe in atto, possiamo utilizzare un patto educativo e\o farci aiutare dalla Token Economy.

Ma cosa si intende per Token Economy?

La Token Economy è un patto tra la bambino e una figura di riferimento (Tutor, Insegnante, Genitore, Etc…) in cui a delle regole, scelte di comune accordo, corrisponderà un simbolo (adesivi, punti, stelline, timbri, etc…) che verrà ottenuto dal bambino in caso di corretto svolgimento delle richieste fatte. Una volta ottenuto un certo numero di questi simboli, ovviamente concordato in precedenza, si arriverà ad ottenere un premio (anche questo stabilito nel momento in cui è stato fatto l’accordo).

I premi possono variare a seconda degli interessi del minore. Quindi potrebbe trattarsi di fare un allenamento in più, di avere più pause extra, di aumentare le attività piacevoli nei giorni liberi, un oggetto che desidera molto, più tempo da dedicare a un gioco o a delle uscite.

E voi? Sapevate tutte queste regole?

Come organizzare i tempi di lavoro

Tra gli accorgimenti utili per aiutare i vostri figli nell’autonomia sarà importante organizzare i loro tempi di lavoro. Procedendo per imitazione, con il tempo, saranno poi loro a svolgere in autonomia questo compito.

Ma come potete organizzare questi tempi di lavoro al meglio?

Se avete letto l’articolo sulla meta-attenzione e sui differenti tipi di attenzione, saprete come osservare la “tenuta attentiva” del vostro bambino e questo vi servirà per capire per quanto tempo potrete chiedergli di studiare prima di concedergli una pausa. Pianificare i momenti di pausa è infatti tanto importante quanto quelli di studio.

Successivamente preparate, su un foglio, la pianificazione dettagliata delle ore di studio compreso il momento iniziale, dedicato alla ricerca di una routine per concentrarsi, e uno finale, che preceda la conclusione del momento di studio (per esempio potreste ricapitolare gli argomenti trattati durante la giornata).

Durante questo tempo, per aiutare il bimbo a percepire il progredire della sessione di studio, potreste crocettare la casella che riguarda un’azione o una pausa che avete appena finito di svolgere!

Un altro metodo per monitorare il tempo e per permettere anche allo studente di averne una percezione più chiara è quello di utilizzare:

  1. timer;
  2. cronometri;
  3. clessidre;
  4. orologi.

E voi? Ci avete mai provato?

Come organizzare il materiale di studio

Potrà sembrare scontato ad alcuni ed eccessivo al altri, ma una corretta organizzazione dei materiali gioca un ruolo importante nell’autonomia scolastica dei vostri figli.

In particolare in caso della presenza di difficoltà attentive sarà utile seguire alcune strategie:

  1. In primo luogo, decidiamo un colore per ogni materia di studio. Lasciate che siano i vostri bimbi ad abbinare il colore alla materia. Assecondando i loro collegamenti mentali diminuirà la probabilità di confusioni future;
  2. Libri, quaderni e qualunque altro materiale di quella disciplina dovranno avere quello stesso colore (attraverso l’uso di cartelline colorate ed etichette colorate, a seconda del gusto del vostro bambino);
  3. I libri e i materiali dello stesso colore dovranno avere un contenitore apposito ciascuno. Quindi ogni materia, oltre ad avere un proprio colore, avrà anche un proprio contenitore;
  4. Sarà utile utilizzare sul diario e sull’orario scolastico le materie utilizzando quegli stessi colori. In caso di importanti difficoltà di letto-scrittura utilizzate solo il colore o il colore abbinato ad un’immagine al posto delle parole;
  5. Infine, per favorire l’autonomia e migliore le capacità organizzative del vostro bimbo, fategli attaccare l’orario vicino allo spazio dove sono sistemati libri e quaderni. Ma, in questo orario, oltre ai colori, indichiamo per ciascuna materia i materiali utili che dovranno essere inseriti nello zaino!

E voi? Cosa ne pensate? Avete mai provato?