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Come… Aiutare vostro figlio a imparare a risolvere i problemi quotidiani!

Alcuni bambini, ma anche alcuni ragazzi, si agitano molto quando non sanno cosa fare, soprattutto se tenda a capitare spesso. Così finiscono per andare per impulsivi tentativi casuali incappando così, spesso, in errori peggiorando, quindi, la situazione iniziale.

Esistono degli accorgimenti che ci possono aiutare a rendere i nostri figli autonomi e capaci di analizzare con più calma e meno impulsività le situazioni quotidiane e non.

Perché il minore diventi bravo nell’analizzare autonomamente i problemi è importante guidarlo. Quindi sarà importante, quando una situazione problematica si presenta, esaminarla insieme. Potrete poi vagliare insieme 3 ipotetiche soluzioni e, successivamente, valutare quale delle tre possa rivelarsi la migliore. Qualora l’opzione scelta si riveli quella sbagliata basterà provare con la seconda e poi, eventualmente, con la terza.

Questi passaggi, automatici per alcuni, devono invece, in altri casi, essere appresi. Per questo sarà importante guidarli esplicitamente in modo che, con il tempo, possano assimilare questo comportamento e sfruttarlo anche da soli quando si troveranno in una situazione che richiede del ragionamento per essere risolta.

E voi? Avete mai provato questo metodo?

Come fare per… Essere Pronti per la Scuola!

Se vostro figlio dimentica costantemente il materiale scolastico, è sempre in ritardo e tende a innervosirsi molto quando glielo si fa notare, ecco qualche piccolo consiglio, semplice ma efficace, per migliorare la situazione!

Ecco quindi 4 semplici azioni che aiuteranno i vostri figli a essere pronti per la scuola:

  1. Uno strumento utile è la lista dei materiali, dove ogni materiale dovrà avere il colore della materia per cui servirà;
  2. Preparare il necessario la sera prima, magari con l’ausilio di una mappa che ci ricordi quale materiale dovrà essere inserito in cartella;
  3. Creare una routine è sempre utile, ma la mattina può rivelarsi una tecnica estremamente utile per l’autonomia del bambino e di tutta la famiglia;
  4. Fare un Check prima di uscire! Potreste incorniciare una mappa proprio vicino alla porta di casa che aiuti il vostro bimbo o il vostro ragazzo ad aver sempre meno bisogno di voi per fare questo controllo!

E voi? Avete mai provato, con costanza, a portare avanti uno o più di questi punti? Com’è andata?

Quando la percezione del tempo è bassa: Il Cronometro Umano

Se vostro figlio ha difficoltà nel comprendere la percezione del tempo esistono degli esercizi con cui potergli far fare “palestra” per aiutarlo nel percorso della sua comprensione e della sua percezione.

Il Cronometro Umano è un esercizio che potrete proporre a vostro figlio durante i compiti e\o durante le attività quotidiane. Ancora meglio sarebbe, qual ora fosse possibile, organizzare un’attività divertente per il bambino. Durante lo svolgimento di questa attività, che sia quotidiana o che sia particolarmente divertente, sarà opportuno prendersi un momento per informare vostro figlio del fatto che, a partire da quell’istante, dovrà monitorare il tempo che passa. Dopo 5 minuti provate a chiedergli quanto tempo crede che sia passato, se 2 minuti, 5 o dieci. E’ importante, soprattutto all’inizio, non superare i 15 minuti di questa attività.

Ovviamente, perché si notino i primi miglioramenti, è opportuno non arrendersi e protrarre l’attività nel tempo!

E voi? Avete mai provato l’attività del Cronometro Umano con i vostri figli?

Quando la percezione del tempo è bassa: Scomposizione delle Attività

Se vostro figlio ha difficoltà nel comprendere la percezione del tempo esistono degli esercizi con cui potergli far fare “palestra” per aiutarlo nel percorso della sua comprensione e della sua percezione.

Questo primo esercizio potrete proporlo a vostro figlio durante i compiti e\o durante le attività quotidiane. La prima cosa da fare sarà spiegargli che cosa vi aspettate che lui faccia. Subito dopo sarà opportuno chiedergli di dividere l’attività in tre parti e in quanto tempo pensa che riuscirà a svolgere ciascuna parte. Successivamente farete partire il timer per cronometrare quanto effettivamente ci impiegherà vostro figlio per svolgere gli step che si era prefissato. Infine sarà necessario fare un confronto tra il tempo che il bambino aveva stimato e il tempo che gli è effettivamente servito per svolgere quel dato compito. In caso di errore provate a riflettere insieme sul perché la valutazione sia stata sovrastimata o sottostimata. Se invece alcune o tutte le tempistiche sono state rispettate ricordatevi di complimentarvi e di premiarlo anche solo con dei sinceri complimenti o con il suo dolcetto preferito.

E ricordatevi, perché si vedano i primi risultati è importante che siate costanti per minimo tre mesi!

Attenzione e vita quotidiana: Come aiutarsi?

Che sia stata ricevuta una diagnosi oppure no, vostro figlio potrebbe avere qualche difficoltà nella gestione della concentrazione.

Questo potrebbe generare frustrazione, discussioni e, a lungo tempo, dare la sensazione di una continua lotta domestica, peraltro inconcludente.

Ecco allora un elenco di 10 semplici consigli utili per aiutarvi a comunicare e a gestire la mancanza di attenzione nella vita di tutti i giorni:

1. Per prima cosa, può risultare estremamente utile richiamare esplicitamente l’attenzione di vostro figlio prima di una qualunque richiesta. Un modo utile per farlo è quello di chiedergli di guardarci negli occhi. Questo riporterà la sua attenzione su di noi e sarà più probabile che riesca ad ascoltarci;

2. E’ estremamente importante avanzare richieste chiare, esplicite e brevi. Potrà sembrare un consiglio banale ma potreste scoprire, se non siete abituati a farlo, che potrebbe essere più difficile del previsto. Un esempio? Se lo zaino viene sempre lasciato in giro per la casa, appena rientrati, sarà importante essere espliciti e dire: “Per favore, posa lo zaino in camera”;

3. Questo punto tende a non piacere a molti genitori, ma potrebbe essere una grande risorsa: date poche regole. Sarà più facile che il bambino impari a seguirle. Questo diminuirà la vostra frustrazione e aumenterà la sua autostima;

4. Vi sarà probabilmente capitato di fare una serie di richieste consecutive a vostro figlio. E’ normale. Tuttavia sarebbe importante avanzare quelle richieste una alla volta. Se dovete iniziare i compiti, quindi, sarà più efficace chiedere a vostro figlio di prendere il diario e, solo dopo che lo avrà preso, proporre la lettura dei compiti;

5. Dare un tempo preciso per svolgere un compito aumenterà le probabilità che questo compito venga svolto. Molto utile, in questo, potrebbe essere l’uso di timer o clessidre che facciano fisicamente vedere al bambino il tempo che passa. Quindi, se volete che sistemi la sua camera, sarà utile dirgli: “Sono le 16, entro le 17 la camera deve essere in ordine. Vedi il timer? Questa è l’ora che hai a disposizione per farlo”;

6. Stabilire una routine quotidiana richiederà impegno da parte del bambino ma anche da parte vostra però vi ripagherà in stabilità e in serenità;

7. Usare molti premi e rinforzi. Attenzione, non stiamo parlando di minacce (“Se non finisci i compiti non ti compro le figurine”) ma, al contrario, di far percepire, in caso di successo da parte del bambino, un senso di benessere che gli faccia venir voglia di riprovare quella emozione. Può trattarsi di una carezza, di un “bravo” o di un gioco che desiderava da tempo! Un bambino con difficoltà attentive tende a faticare moltissimo nel svolgere attività quotidiane quindi tenderà a scegliere quelle che lo ripagano, emotivamente o fisicamente, della fatica svolta ;

8. Ricorrere a poche sanzioni. I rinforzi aumentano le probabilità di un cambio di comportamento e sono preferibili alle sanzioni che devono comunque essere concordate prima e non dopo il comportamento che verrà sanzionato;

9. Costruire un ambiente strutturato, che agevoli il bambino nel rispetto di se stesso e delle regole che stiamo cercando di fargli rispettare;

10. E per ultima la regola più difficile ma, forse, la più importante sia per voi che per i vostri figli: evitate le Escalation di Rabbia!

Voi conoscevate tutti questi 10 punti? Avete provato ad usarli? Come vi siete trovati?

ADHD : Serve un PEI o un PDP?

Le sigle sono abbreviazioni utili nel mondo accademico ma possono risultare di difficile comprensione. Altrettanto facile è perdersi nell’apparato burocratico che risiede sotto a queste sigle.

Malgrado tutto, però, è necessario comprenderne l’importanza per poter tutelare al meglio i propri figli e i loro diritti.

Partiamo dalle sigle: per PEI si intende Piano Educativo Individualizzato mentre per PDP si intende Piano Didattico Personalizzato. Per conoscerne le diverse caratteristiche rimando agli articoli scritti in proposito.

Allora, in caso di diagnosi di ADHD, di che cosa ha diritto mio figlio?

La risposta è… Dipende.

In caso di ADHD grave lo studente ha diritto all’insegnante di sostegno e al PEI mentre, in caso di presenza di ADHD e DSA, lo studente, ai sensi della legge 170 del 2010, ha il diritto alla stesura di un PDP. In caso di ADHD lieve il PDP sarà a discrezione del Consiglio di Classe.

Cos’è un PEI?

Capita che gli specialisti, o la scuola, diano per scontato che i genitori siano estremamente informati su tutto l’apparato burocratico che precede o che segue l’arrivo di una certificazione. Così potrebbe capitarvi di sentir parlare di PDP o di PEI senza che qualcuno si premuri di spiegarvi di che cosa si stia parlando.

Cerchiamo allora di fare un poco di chiarezza.

Cosa si intende per PEI?

PEI è l’acronimo di Piano Educativo Individualizzato. Si tratta di un documento ufficiale che contiene un progetto educativo per il bambino o per il ragazzo con una disabilità certificata.

Proprio per questo ogni PEI deve essere diverso per ogni singolo studente che ne ha diritto. Perché questo possa essere fatto al meglio è importante che alla sua stesura prendano parte tutte le figure che gravitano intorno al bambino o al ragazzo: genitori, tutor, educatori, figure socio-sanitarie, scuola etc. Al suo interno devono essere indicati gli obiettivi educativi che possano essere raggiunti, con del lavoro, dallo studente . Una volta stabiliti si andranno a inserire le attività e gli strumenti che si intende utilizzare per ottenere il risultato che si ci si è prefissati.

Il PEI è diviso in due aree. Nella prima parte si andrà a inserire una dettagliata descrizione della situazione in quel preciso momento mentre nella seconda verranno inseriti i dettagli degli obiettivi e dei progetti e\o metodi che si intende applicare per poterli raggiungere. E’ importante che questa parte non contenga il solo ambito scolastico.

Il PEI, che è uno strumento fondamentale per l’inclusione e per il diritto allo studio, viene ricontrollato e revisionato spesso proprio per tener conto dello sviluppo della situazione dell’alunno!

E voi? Vostro figlio ha diritto a un PEI? Qual è stata la vostra esperienza?

Cos’è un PDP?

Capita che gli specialisti, o la scuola, diano per scontato che i genitori siano estremamente informati su tutto l’apparato burocratico che precede o che segue l’arrivo di una certificazione. Così potrebbe capitarvi di sentir parlare di PDP o di PEI senza che qualcuno si premuri di spiegarvi di che cosa si stia parlando.

Cerchiamo allora di fare un poco di chiarezza.

Cosa si intende per PDP?

PDP è l’acronimo di Piano Didattico Personalizzato. Si tratta di un documento ufficiale che contiene un progetto educativo per il bambino o per il ragazzo con Bisogni Educativi Speciali. Il PDP delinea le strade che seguiranno gli insegnanti per aiutare lo studente a superare le proprie difficoltà di apprendimento.

Il PDP dovrebbe quindi essere disegnato seguendo le linee della certificazione redatta da uno specialista. Solo in questo modo sarà possibile aiutare davvero l’allievo a raggiungere il successo scolastico migliorando anche la sua autostima. Per successo scolastico si intende che lo studente dovrà raggiungere gli stessi obiettivi di apprendimento dei suoi compagni!

Il PDP inoltre è un documento che richiede, per sua natura, un costante aggiornamento. Questo perché, adattandosi al bambino o al ragazzo, dovrà tenere presente i miglioramenti e i cambiamenti che potrebbero susseguirsi nel tempo.

Il PDP, proprio perché deve essere il più preciso possibile, viene spesso scritto in un ambiente di collaborazione tra scuola, famiglia e gli specialisti che seguono costantemente lo studente.

Il Tutor può essere un buon alleato in questo delicato e fondamentale percorso sia per la famiglia che per la scuola poiché, tra i suoi compiti, c’è anche quello di essere un tramite per le comunicazioni tra questi due grandi punti di riferimento per l’allievo.

I vostri figli hanno bisogno di un PDP? Qualcuno vi ha spiegato di cosa si tratta?

Gommini per migliorare l’impugnatura

Ne è pieno internet. Sono colorati, allegri e morbidi ma in pochi sanno davvero quando servono e perché sono in circolazione. I gommini per migliorare l’impugnatura sono utilissimi nei casi di disgrafia, ma anche in quelli di disprassia, per aiutare lo studente a mantenere in maniera corretta la postura della mano. Fatto che, per questi bimbi, può risultare estremamente difficile.

Se vostro figlio è disgrafico o disprassico è altamente probabile che lamenti dolore al polso quando scrive. Questo avviene perché in queste situazioni la mano tende a mantenere una posizione scorretta che affatica molto il polso.

Ovviamente è sempre possibile che una scorretta postura avvenga a prescindere dall’esistenza di una diagnosi.

Se il vostro bambino impugna la matita o la penna in modo scorretto, i gommini per una migliore impugnatura potrebbero essere esattamente la soluzione che state cercando!

E voi li conoscevate?

Il valore pedagogico di “Distruggi questo diario”

Diciamoci la verità, la rabbia e gli impulsi distruttivi ci accompagnano tutta la vita. La problematicità non riguarda la loro esistenza ma la loro gestione.

“Distruggi questo diario” ci permette di fare proprio questo: dare sfogo alla nostra vena distruttiva. E non a caso ho scritto sfogo e non libero sfogo. Il diario ci guida sui suoi binari, ci permette di sfogarci ma senza farci correre il rischio di diventare uno strumento in mano alla nostra rabbia e al nostro bisogno di sfogarla.

Il volume può così svolgere molteplici funzioni. Può essere utilizzato per insegnare ai bambini (ma non solo) la gestione delle proprie emozioni ma può anche essere uno strumento efficace in quei casi in cui la vena distruttiva dei figli è considerata fuori controllo.

Che si tratti di provare a insegnare la gestione della rabbia o della vena distruttiva dello studente, quello che potremmo fare è attuare un patto educativo.

E in che cosa consiste questo patto educativo?

Non si tratta di niente di diverso che di un accordo chiaro e condiviso sia dallo studente che dal genitore\insegnante in cui entrambe le parti si impegnano a rispettare i confini che vengono delineati.

In questo modo sarà possibile lasciare al bambino o al ragazzino la possibilità di continuare a manifestare la propria rabbia o il proprio bisogno di “distruzione” ma glielo si permetterà solo a patto che questo capiti specificatamente attraverso l’uso del diario.

E voi? Sapevate dell’esistenza di questo strumento?