
Se ne sente parlare spesso, ma delle Palline (o di altri strumenti) Anti-Stress si sfrutta ancora poco il potenziale.
Siamo cresciuti con l’idea che per apprendere fosse necessario stare fermi. Ma sarà vero?
La risposta è: dipende.
L’apprendimento segue strade estremamente diverse per ciascuno di noi. Alcuni bambini hanno estremo bisogno di muoversi. In alcuni casi si tratta di deficit di attenzione e iperattività, dove sarà piuttosto controproducente chiedere all’alunno di stare fermo. Quello che possiamo fare allora è instaurare con lui un patto educativo.

E in che cosa consiste questo patto educativo?
Non si tratta di niente di diverso che di un accordo chiaro e condiviso sia dallo studente che dal genitore\insegnante in cui entrambe le parti si impegnano a rispettare i confini che vengono delineati.
Così la Pallina Anti-Stress, in alcuni casi, può essere una valida alternativa proposta e concessa al posto di alzarsi spesso in piedi o di altri movimenti che potrebbero essere controproducenti per lo studente stesso.
Sempre in virtù di un patto educativo, è possibile proporre l’antistress come l’oggetto su cui incanalare degli impulsi più autodistruttivi. Concedere così di distruggere e “torturare” il proprio antistress potrebbe essere un buon compromesso per chiedere, in cambio, la non distruzione del materiale scolastico.
Vi sono poi i casi, estremamente frequenti tra BES, DSA e ADHD, dell’oggettiva presenza di Stress e Ansia. Concedere allo studente di studiare e, perché no, di affrontare le interrogazioni con la propria pallina gommosa potrebbe essere un valido sostegno in un momento di estrema difficoltà!
Voi avevate già sentito parlare delle Palline Anti-Stress? E se sì, le avete mai usate in uno di questi modi?
